martedì 27 novembre 2018

Viscera/// - City Of Dope And Violence


Evolversi, preferire nuovi linguaggi, abbattere il concetto di “genere”. Ecco cos’è questo EP. Esce ufficialmente domenica per Third-I-Rex e Toten Schwan Records, realtà sempre attente ad artisti originali. Come sempre in tre, più compatti che mai e forti dell’ingresso di Matia alla batteria, i Viscera/// di oggi agiscono ancor più d’istinto, e rimangono coerenti con sé stessi anche quando tutti gli spunti e i suoni (e le conseguenti sensazioni) mi travolgono d’un botto disorientandomi.

L'apertura fonde vecchio e nuovo - suona come la summa di questi 18 anni - facendo riassaporare il sapore acido del disco precedente accentuandolo con forza, soprattutto nei testi.

“…la distanza cresce come vuoto solido,
la mia casa è la tana dei lutti…”

Così recita Marauders (incomunicabilità? isolamento?), così potente da giungere poi sul finale senza più forze. Tra i due brani, una strumentale in cui pulsa forte l’anima del progetto parallelo noise/ambient BETA, ma è il congedo a farmi rimanere di sasso, perché suona diretto, ma soprattutto autentico e brillante.

Dopo aver reso tributo a due band anni ‘80, tocca ai Viscera/// fare un salto indietro nel tempo, ed essere, anche solo per una volta, come loro … e a modo loro.

E che volta!

lunedì 26 novembre 2018

Petrolio - L+esistenze

È sera e piove: questo brutto tempo rappresenta una ghiotta occasione per ascoltare in solitaria l’anteprima di tutte le tracce del nuovo disco di questo bellissimo progetto.

Dico “tutte” perché stavolta l’artista piemontese ha deciso di bruciare da subito le tappe. Enrico dimostra una gran maturità artistica, ed è capace in pochi secondi di creare empatia con l’ascoltatore ponendo in equilibrio ogni elemento del suo universo musicale senza far crollare tutto, senza mai rischiare di creare un pastone inascoltabile che si fa dimenticare facilmente.

Sei ospiti molto prestigiosi accolti attraverso dodici brani, distribuiti sia su formato cassetta che vinile, ognuno di essi con una cura grafica ad hoc per l’occasione. Apprezzo la scelta perché così l’unicità del lavoro creato si amplifica. L’unico "rischio" sarà quello di procurarsi entrambe le versioni perché l’album non subisce alcun calo.

Le collaborazioni spingono Enrico a forgiare il suo sound al servizio di chi lo accompagna (un po’ come accade in Transient di Andrea Bellucci/Red Sector A). Non vi è spaesamento ma si ha l’impressione che questa sensazione costante di sentirsi sospesi nell'aria in un cumulo nebbioso, sia qualcosa di magico e disturbante.

L+esistenze è come trovarsi faccia a faccia dinanzi il mito di Medusa.

giovedì 22 novembre 2018

Corpsefucking Art - Splatterphobia


La storica band romana ha fatto dell’instabilità qualcosa più che un punto di forza, tanto che da ormai quattro anni si avvale dell’aiuto degli amici Mario e Marco (chitarra e batteria dei Devangelic) e Francesco (Southern Drinkstruction).

Congiunzioni col passato a parte, sparse come frattaglie qua e là nel disco, Splatterphobia mi ha colpito perché racconta in modo originale le passioni di chi suona, ovvero film horror e death metal americano (mai quanto ora Mortician su tutti), sempre con quell'humor nero sfacciato e lurido che li contraddistingue.
Quel punto di forza, diventa quindi proprio l’essere accessibili, orecchiabili (prerogativa che pare far parte proprio di certe band italiane estreme) ma allo stesso tempo molto tecnici e dannatamente veloci (la sezione centrale di Devoured By The Sauce è spaventosa, così come Blood, Knife, Mirror in salsa Necrophagia).

Oltre che per la formazione, i cinque pare abbiano fatto centro anche coi suoni, sicuramente i migliori che abbiano mai avuto, perché permettono di percepire le mille sfumature presenti. La precedente esperienza agli Hombrelobo Studios ha convinto tutti per la seconda volta: Valerio dimostra ancora una volta tutta la sua enorme versatilità.

Splatterphobia è un disco all'altezza del sample posto sugli ultimi secondi del finale.



domenica 18 novembre 2018

Melma - Melma


Già dopo i primi secondi di ascolto di questa demo, le prime affinità sonore, sempre rimanendo in Italia, sono Bunker 66 (da cui prendono gli stacchi e le repentine ripartenze), Vesper e Violentor. Presa più alla larga quindi anche Venom, primi Bulldozer … insomma ci siamo capiti: speed/thrash con quell'attitudine black e sonorità lerce cui tanto preferisce rimanere ancorato il buon Marco dei Tundra, qui al basso come da sempre, d'altronde. Da subito è chiaro che questa manciata di brani non vogliono dire e aggiungere niente di nuovo, ma il bello della musica è anche questo, perché c’è libertà d’espressione e sta poi a noi recepire il messaggio della band in questione, ovvero se è nelle nostre corde o meno.

Parzialmente registrato dal vivo (e si nota da subito), trasuda ignoranza minuto dopo minuto a partire dai titoli, dal minutaggio alla qualità della registrazione. Partecipa ai Melma anche un membro non identificato dei Whiskey & Funeral, anche loro tornati alla ribalta con il massiccio Jesus Is Guilty.

In futuro li vedrei bene in uno split con Occultator e Sangue, non so come ho pensato a questa cosa, intanto incrocio le dita affinché accada, e i due non abbandonino il progetto.

Eyelessight - Athazagorafobia


Mentre la scia indelebile dei brani del predecessore continua a fare eco, giunge un secondo album per i pescaresi, passati ora ad una formazione più ridotta con chitarra, basso, batteria e doppie voci. Escono per Talheim Records, la stessa che pubblicherà il nuovo dei Psychonaut 4 con cui condivideranno il palco l’anno prossimo.

Concettualmente Athazagorafobia è come un cubo di Lemarchand, condensa di lamenti e negatività legati ad hoc in un muro sonoro variegato, altro che depressive-black! Per quanto ricalchino le solite scelte stilistiche, i tre presentano sei brani molto validi; lo sbilanciamento tra pulito/screaming, distorsione/arpeggio, il tutto diluito e arrangiato impeccabilmente, rende l’ascolto un momento piacevole.

Nell’album è presente Ossessiva Nostalgia, complementare alla traccia d’apertura perché ne spiega il significato (?), come una “parte seconda” ma più estrema: le tinte si fanno infatti crude in ogni comparto compositivo (voci, tempi d’esecuzione). Surrealtà colpisce per chiarezza, ed è quella con più azzardi, dal tiro persino più “rock”.

Athazagorafobia è stato pensato e arrangiato bene, considerando la media presente in giro sono senza dubbio una spanna sopra tutti, e anche se suona irrispettoso, rappresentano l’unico vero nome “nuovo” (sono attivi da più di cinque anni) su cui puntare insieme gli Eyelids.




sabato 17 novembre 2018

Black Oath - Behold The Abyss


Incredibile come, dopo i primi due album in studio ancorati a sonorità classiche, i Black Oath abbiano scelto di stravolgere ogni schema, dando vita ad una formula doom robusta e così ricca di melodie accattivanti che potrebbe sfuggire anche all'orecchio più attento. Sta all'ascoltatore tenere a bada l’imprevisto, anche se con la classe dimostrata non c’è da preoccuparsi, Behold The Abyss suona essenziale e pulsa di luce intensa in ogni suo secondo.

Preziosa la titletrack coi suoi passaggi impetuosi e dal congedo languido, primo esempio della nuova identità acquisita con una naturalezza che lascia senza parole. Fedeli al percorso tracciato, il disco prosegue sempre più compatto - i brani sono sei come in The Third Aeon – ma di quest’ultimo ne conservano solo l’anima lineare e semplice (semplicità che va in contrasto col resto). L’atmosfera creata dalle chitarre è particolarmente lugubre e tormentata, a tratti difficile da interpretare. Once Death Sang è un balzo nei ’90 grazie anche all'apporto di una voce femminile, mentre è Eternal Darkness che dà l’ennesimo schiaffo alla convenzionalità, elemento più ancorato ai nomi del passato.

Ancora più lunga vita ai Black Oath che da ormai dodici anni (!) mostrano una coerenza musicale e professionalità come pochi.


mercoledì 14 novembre 2018

Solaris - L'Orizzonte Degli Eventi

Non è la prima volta che l'etichetta romagnola dà spazio a una band che canta in italiano (prima di loro Emrevoid e Sedna). A differenza di entrambi il quartetto non vi si dedica saltuariamente, in più i cinque brani sono più vicino al rock anni '90 che al post-core e sonorità simili (ogni altra definizione migliora la diffusione in rete della loro musica: è utile si, ma porta fuori strada). I testi, dediti ad una forte introspezione e molto curati, hanno un tono idilliaco e profondo: sono l'elemento più criptico assieme la copertina, piena di simboli e in contrasto coi cinque inediti.

L'Orizzonte Degli Eventi dura poco e si fa riascoltare con piacere; negli intenti rimanda alle prime cose dei Marlene Kuntz ma non è di soli paragoni che vivono i Solaris. Stacchi ruggenti e momenti più distesi, la distorsione e il cauto arpeggio: sono i continui contrasti che collidono tra loro a rappresentare il cuore dell'album.

Visto solitamente come elemento di rottura, rimango invece colpito da una certa ingenuità negli arrangiamenti. Arrivare dritti al punto perché la semplicità viene prima di tutto, come dimostra Specchio, bellissimo congedo dalla coda a tratti straziante ma sempre diretta alla ricerca della luce.

Ka - Inerte

Per rimarcare il fare ostico e l'ambiguità della loro proposta, il duo bolognese ha ben pensato di partire in contraddizione col titolo dell'EP presentando un noise rock abbastanza inusuale. Due minuti di rumori introducono Terra Bruciata, ingannevole per i sussulti distorti posti sul finale e accentuati dall'irregolarità delle percussioni. Non c'è un inizio e una fine, né un perché: i Ka si divincolano nell'universo dell'underground senza ricamare troppo le loro idee. Inerte risulta informe, e in fin dei conti va bene così: scrivere brani per rendere i concerti un'esperienza destabilizzante.

Quando qualcosa sembra più chiaro ecco giungere Sorgente e Dinqinesh, che strizzano l'occhio all'elettronica, ma pur sempre a piccole dosi. La chiave di lettura della loro "musica", non è poi tanto nascosta, visto che il precedente lavoro si intitola "Forze Compatibili Con Enfasi Opposte", quasi a voler affermare che è loro intenzione continuare per questa strada atipica: prima orientata alla melodia, ora molto dissonante ma più naturale.

Secondo me potrebbe diventare interessante ascoltarli sempre così ambigui, ma magari alle prese con un unico lungo brano, o al contrario con brani brevissimi (tipo alla Minutemen) o registrando sessioni improvvisate.

Probabile che già Inerte sia frutto di un unico flusso di coscienza.